QUANDO MILANO INIZIA PER “M” E TERMINA PER “T”?


Quando Milano inizia per “m” e termina per “t”?

Risposta corretta: “MAI!” Più scontato di così!

Per la sottoscritta, la risoluzione di questo enigma si è rivelata tutt’altro che scontata.

Mi piacerebbe attribuire la colpa:

  • alla canicola (in particolare ai trentacinque gradi centigradi esplosi all’improvviso che, uniti alle vacanze scolastiche, hanno messo a repentaglio un equilibrio psicofisico già ben oltre oltre il break even point)

  • allo stress (un’attenuante che mi sento spesso in diritto di tirare in causa)

  • al glutine (che, sfatiamo un mito, è disprezzato dal 99.9% della popolazione mondiale, ma divorato da quasi tutte le persone che conosco, celiaci esclusi!)


Ma temo che, questa volta, sul banco degli imputati ci siano solo LORO: i cugini di secondo grado dei miei neuroni, indeboliti da anni di azioni svolte grazie all’inserimento del pilota automatico. BIP. Sorridere a destra. BIP. Annuire a sinistra. BIP. Incassare un insulto. BIP. Fingere di non aver sentito. BIP. Lasciare che la mente si annebbi al centro. BIP…

Senza andare in cerca di scusanti più o meno fantascientifiche, per risolvere il rompicapo (Quando Milano inizia per “m” e termina per “t”?), è necessario fondere due emisferi cerebrali diametralmente opposti: l’aspetto cognitivo e il pensiero laterale. Utilizzando una terminologia accessibile anche ai non addetti ai lavori: di primo acchito sembra che la domanda posta sia logica e razionale (e che quindi la risposta vada cercata in questa direzione), quando in realtà la chiave per sciogliere l’enigma è racchiusa nello “scrigno della creatività”.

Se il “terrorismo metaforico” non fa per voi, provate a chiuderegli occhi e a lasciare la mente libera di vagabondare senza che i pensieri razionali le sbarrino la strada. Sospendete qualsiasi tipologia di ragionamento logico e risvegliate la vostra creatività sopita: quell’inguaribile “bambino libero” (come lo definirebbe Eric Berne) che è in ognuno di noi, ma che siamo spinti a soffocare dalle credenze limitanti sulle quali si fonda la società moderna: “Tieni i piedi per terra!”, “Non si vive di soli sogni!”, “Se non è logico, non funziona!”. Luoghi comuni spesso privi di fondamento, visto che ibenefici legati al pensiero laterale presentano numerosi risvolti postivi sul fronte pratico, come il potenziamento degli skills mnemonici, il consolidamento delle abilità di problem solving e, non da ultima, l’attitudine a risolvere il quesito alla base di questo articolo.

Detto ciò, è bizzarro che due vocaboli agli antipodi sul piano del significato (“mai” e “sempre”), debbano necessariamente fondersi per fornire una soluzione esaustiva al nostro interrogativo di partenza. Potremmo spiegarcelo prendendo per buono il vecchio leitmotiv secondo cui gli “Gli opposti si attraggono”, appellarci alla teoria dei massimi sistemi o sposare il pensiero di Pablo Picasso, che vedeva nel buonsenso il principale nemico della creatività. Ma, forse, dovremmo semplicemente smetterla di passare la vita a vagare in cerca di spiegazioni razionali, spegnere il navigatore e imparare a lasciarci guidare dal nostro intuito.


P.s: la parola “Milano” inizia SEMPRE per “m” e la parola “termina” inizia SEMPRE per “t”.

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