“Beh, perché io i miei clienti non li mando A QUEL PAESE, ma in un bel posto!”

Updated: Feb 17


La comunicazione è l’anello di congiunzione primario delle relazioni interpersonali: una risorsa che, se sfruttata con consapevolezza, può incidere in maniera considerevole sulla vita di ciascuno di noi.



“Le parole giuste al posto giusto?”. Ricordo come se fosse ieri l’istante in cui, complice una botta di fortuna, sferrai il mio primo colpo.Appollaiata sul ramo di un pruno, stavo “involontariamente” origliando una conversazione tra mio padre e mio nonno che discutevano animatamente: “Ti rendi conto che l’idea di aprire una società di ricerca e selezione è ASSURDA?! Secondo te in TICINO ci sono veramente aziende disposte a PAGARTI per reclutare dei collaboratori? Mi dispiace dirtelo, ma sarà un FLOP! Avevi un lavoro sicuro che ti assicurava uno stipendio fisso e dignitoso! Che bisogno c’era di mandare tutto A QUEL PAESE?!”.


Non essendo del tutto certa sul da farsi, decisi di lasciarmi guidare dall’istinto: abbandonai il mio nascondiglio e mi catapultai tra i due litiganti che, colti sul vivo, mi guardarono spiazzati. Capii che dovevo approfittare di quel provvidenziale attimo di silenzio per cercare di calmare gli animi. Ora o mai più. E così, out of the blue, esclamai: “Ho aperto un’agenzia viaggi! Volete essere i miei primi clienti?”. Mio nonno sorrise divertito: “Perché no? Ma mi dica, signorina, come mai dovremmo rivolgerci proprio alla SUA agenzia?”. Ci pensai per una frazione di secondo e poi risposi: “Beh, perché io i miei clienti non li mando A QUEL PAESE, ma in un bel posto!.

“Beh, perché io i miei clienti non li mando A QUEL PAESE, ma in un bel posto!”

Bingo! Il mio slogan aveva fatto breccia!

Ma cos’era successo realmente? Si era trattato di semplice istinto di protezione? Di un lampo di genio? Della legge del caos? Non ne avevo la più pallida idea. Frastornata ed incredula, non conoscevo le emozioni che mi avevano spinta a passare all’azione, né tantomeno l’arte della comunicazione persuasiva. Eppure ci ero riuscita: le fantomatiche “parole giuste al momento giusto” erano state pronunciate. La formula magica aveva sortito l’effetto sperato. Il conflitto era rientrato.


Tornando al presente, è risaputo che uno stile di conduzione vincente sul piano relazionale genera un clima positivo, esercitando un impatto diretto sulla performance. Eppure, nonostante questa considerazione sia ormai ampiamente condivisa,la necessità di interagire in modo costruttivo, è un’esigenza che, troppo spesso, viene ancora sottovalutata (“Perché devo imparare a comunicare? Sono un dirigente, non un diplomatico!”), associata a teorie stravaganti (“Comunicare in modo consapevole con le persone che mi circondano risolverà tutti i miei problemi!”), se non a sentimenti fortemente depotenzianti (“Non ce la farò mai! È contro il mio modo di essere! Non sono né un chiacchierone, né una persona carismatica!”). Un vero peccato, visto che i vantaggi legati alla comunicazione efficace sono molteplici e, nel corso della storia, sono stati messi in luce da numerose figure di spicco. Lo stesso Dwight Eisenhower, trentaquattresimo presidente degli Stati Uniti, era solito affermare: “Non si comanda colpendo la gente sulla testa. Questa è aggressione, non leadership. Preferisco convincere un uomo a stare al mio fianco, perché una volta che è stato convinto rimane. Se lo terrorizzo, rimarrà fintanto che è spaventato, ma poi se ne andrà”. Una citazione che, oltre a posizionare le parole giuste al posto giusto, lascia trasparire una ventata di autenticità e probabilmente anche…. un pizzico di magia!

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